A più di cinquant’anni dall’entrata in vigore del primo strumento di contenimento del riarmo, il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP[1] – 5 marzo 1970), nel mondo ci sono ancora quasi 13.000 armi nucleari[2],nonostante molte migliaia di testate nucleari siano state smantellate al termine della guerra fredda e la stragrande maggioranza dei Paesi abbia espresso il proprio sostegno ad un mondo definitivamente libero da questa minaccia.

Ricorre proprio in questi giorni il secondo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato dell’ONU per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW)[3]. Lo storico nuovo accordo globale per la messa al bando delle armi nucleari ha, infatti, raggiunto il numero necessario di ratifiche ed è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. La messa al bando di queste armi immorali e disumane, ai sensi del diritto internazionale, rappresenta un passo fondamentale sulla strada della loro eliminazione e per un futuro libero da testate atomiche. Prima dell’adozione del Trattato le armi nucleari erano le uniche armi di distruzione di massa non soggette a un divieto globale, nonostante le loro comprovate, catastrofiche, diffuse e persistenti conseguenze umanitarie e ambientali.

Le armi nucleari sono infatti le armi più distruttive, disumane e indiscriminate mai create.[4] Una singola bomba nucleare fatta esplodere può uccidere più di un milione di persone in pochi secondi. Oltre al pericolo del first strike[5], la crescente complessità dei sistemi software (e hardware) necessari per l’operatività e la manutenzione delle armi nucleari comporta rischi sempre maggiori. I sistemi digitali di gestione, che si avvalgono anche dell’Intelligenza artificiale (AI), sono tanto più esposti a malfunzionamenti ed attacchi cibernetici quanto più sono complessi. Le nuove tecnologie addizionano alle vulnerabilità generali dei sistemi altre pericolose vulnerabilità specifiche e si sono già verificati svariati episodi di malfunzionamenti, anche accidentali, che hanno portato l’umanità a un passo dall’ecatombe nucleare.[6]

Colmando una lacuna significativa nel diritto internazionale, il nuovo accordo proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare armi nucleari, e di permettere che queste siano posizionate sul loro territorio.

Il mondo ha finalmente un trattato che dichiara “illegali” le armi nucleari così come le armi chimiche e biologiche. Illegali perché non distinguono fra militari e civili, perché armi di distruzione di massa e perché in grado di produrre danni irreversibili all’ecosistema globale.

Uno Stato che possiede armi nucleari può aderire al Trattato a condizione che accetti di distruggerle secondo un piano legalmente vincolante e limitato nel tempo. Allo stesso modo, uno Stato che ospita armi nucleari di un altro Paese sul proprio territorio può aderire al Trattato a condizione che accetti di rimuoverle entro una determinata scadenza. Gli aderenti si obbligano inoltre a fornire assistenza a tutte le vittime dell’uso e della sperimentazione di armi nucleari[7] e ad adottare misure per la bonifica degli ambienti contaminati[8]: nel preambolo espressamente si riconoscono i danni subiti a causa delle armi nucleari, compreso l’impatto su donne e popolazioni indigene di tutto il mondo.

La gestazione del TPNW ha visto non poche battute d’arresto e ostacoli. Fondamentale è stato il forte sostegno della società civile, fra cui i sopravvissuti ai bombardamenti nucleari, gli hibakusha (termine giapponese con cui ci si riferisce ai sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki; nella foto: Genbaku Dome, Memoriale della Pace di Hiroshima).

Questo contributo è stato riconosciuto con l’assegnazione del Premio Nobel per la pace nel 2017 alla Campagna della coalizione della società civile internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN)[9].

Il nostro Paese, l’Italia, dove sono custodite attualmente ad Aviano (PN) e Ghedi (BS) circa 40 bombe nucleari, purtroppo non ha ancora ratificato il trattato né ha partecipato come osservatore alla annuale Conferenza di monitoraggio della sua applicazione. Tra i soggetti che in Italia hanno dispiegato importanti iniziative e che ancora operano nei confronti delle istituzioni a sostegno del Trattato ricordiamo in particolare la Campagna civile per la messa al bando e ratifica del TPNW “Italia Ripensaci” (nata a ottobre 2016)[10], a cui si è unito anche il sostegno del mondo cattolico ed ecumenico con la mobilitazione di oltre 50 movimenti e associazioni[11].

A sostegno della ratifica del Trattato si sono raccolte migliaia di firme e di cartoline destinate al Parlamento e al Governo, si sono coinvolti Enti locali, si è ottenuta l’adesione di centinaia di parlamentari, si sono fatte conferenze stampa e convegni, si sono svolti presidi e manifestazioni, ma purtroppo fino ad oggi questo sforzo è stato vano. Dopo quasi sei anni dalla approvazione in sede ONU del Trattato e 5 Governi succedutisi da allora, la posizione dell’Italia è ancora contraria alla sua sottoscrizione nonostante si sia, già a suo tempo, legalmente impegnata a «non ricevere da chicchessia armi nucleari né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente» (Art.2 – Trattato TNP).

La più grande struttura dell’ingiustizia è l’industria della guerra, in quanto è “denaro e tempo al servizio della divisione e della morte”[12]. Alla vigilia di un nuovo possibile conflitto mondiale e nel perdurare di una nuova ulteriore guerra che insanguina il continente europeo, è urgente ed essenziale una forte presa di coscienza in merito all’impossibilità di basare la costruzione della nostra sicurezza su una minaccia di distruzione e genocidio.

Photos by WikiImages and Neil from Pixabay


[1] L’Italia aderisce come «Stato non nucleare» al «Trattato di non proliferazione nucleare» (TNP), firmato in data 28 gennaio 1969 e ratificato ai sensi della legge 24 aprile 1975, n. 131. Consultabile al link: https://treaties.unoda.org/t/npt

[2] https://www.archiviodisarmo.it/report-armi-nucleari-2021.html

[3] Per approfondire: https://www.un.org/disarmament/wmd/nuclear/tpnw/ e https://www.icanw.org/report_no_place_to_hide_nuclear_weapons_and_the_collapse_of_health_care_systems

[4] https://www.icrc.org/en/document/icrc-world-ready-face-nuclear-war-no-so-lets-ban-bomb

[5] Primo colpo nucleare, o attacco preventivo a sorpresa, che può dare avvio ad un conflitto nucleare su larga scala.

[6] Intervista a Diego Latella, informatico e primo ricercatore del CNR presso l’ISTI di Pisa. Membro del Consiglio Scientifico dell’USPID, del Consiglio Direttivo dell’ISODARCO e del Comitato di Gestione del Laboratorio di Informatica e Società del CINI. https://www.semprenews.it/news/Diego-Latella-cybersecurity-armi-nucleari.html

[7] La sperimentazione di armi nucleari è già oggetto del Trattato di bando complessivo dei test nucleari (CTBT) sottoscritto e ratificato dall’Italia ed entrato in vigore nel nostro Paese il 10 dicembre 1964. Consultabile in: https://www.ctbto.org/sites/default/files/Documents/CTBT_English_withCover.pdf

[8] La terrificante cronologia dei test nucleari catastrofici da parte dei diversi Stati è descritta con tutta la sua devastazione nel sito della Commissione di controllo istituita col CTBT: https://www.ctbto.org/nuclear-testing/testing-times/

[9] https://www.icanw.org/

[10] https://retepacedisarmo.org/disarmo-nucleare/italia-ripensaci/

[11] https://www.apg23.org/it/post/diciamo-no-alle-armi-nucleari-e-si-a-forti-gesti-di-pace-e-di-dialogo.html e https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2021-05/appello-cattolici-trattato-proibizione-armi-nucleari-italia.html

[12] Dal discorso di Papa Francesco al seminario “Nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione” organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 5 febbraio 2020. https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2020/february/documents/papa-francesco_20200205_nuoveforme-disolidarieta.html