Ascoltiamo il grido dei poveri e rispondiamo con azioni di giustizia

A cura di Domenico Convertino e Paola Santini, Comunità Papa Giovanni XXIII

Il 18 novembre ricorre la II Giornata Mondiale dei Poveri. Nel suo Messaggio per questa Giornata Papa Francesco ci esorta ad ascoltare il grido del povero, ad accoglierlo, e quindi a rispondere ad esso con il coinvolgimento personale e con l’essere partecipi di azioni di giustizia e di liberazione.

Ogni risposta, nella sua singolarità, potrebbe sembrare “una goccia d’acqua nel deserto della povertà, e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno”.

Mettendo insieme le singole risposte, esse non sono più gocce isolate ma diventano una rete in grado di generare speranza e far luce su sentieri, anche nuovi e inconsueti, verso la giustizia e la dignità.

“Riconoscere che, nell’immenso mondo della povertà, anche il nostro intervento è limitato, debole e insufficiente conduce a tendere le mani verso altri, perché la collaborazione reciproca possa raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace. Il dialogo tra le diverse esperienze e l’umiltà di prestare la nostra collaborazione, senza protagonismi di sorta, è una risposta adeguata e pienamente evangelica che possiamo realizzare”.

Con la Campagna ‘Chiudiamo la forbice’ le diverse associazioni e realtà ecclesiali aderenti hanno scelto la strada del mettersi insieme nella lotta contro le disuguaglianze, nel tentativo di contribuire alla rimozione delle cause strutturali che ne sono all’origine.

Come la Giornata Mondiale dei Poveri intende essere, secondo le parole di Francesco, “una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto”, così chi si è unito in questa Campagna lavora per creare una rete tra le tante piccole risposte che ciascuno offre nell’ascolto di quel grido.

La consapevolezza che, come lo stesso Papa Francesco sottolinea, “la povertà non è cercata, ma creata dall’egoismo, dalla superbia, dall’avidità e dall’ingiustizia” determina la necessità di opporre ai meccanismi che producono iniquità e disuguaglianze delle azioni concrete di giustizia e di liberazione.

Nei nostri territori, nelle campagne e nelle periferie in cui viviamo, negli ambiti parrocchiali, all’interno delle nostre realtà e dei nostri movimenti, nelle nostre comunità, dalla maturazione di questa consapevolezza scaturiscono percorsi e iniziative che offrono tante piccole ma preziose e necessarie alternative. La Campagna ‘Chiudiamo la forbice’ è animata proprio dal comune intento di far crescere questa consapevolezza e far conoscere, promuovere e mettere in relazione fra loro queste azioni di giustizia e coloro che le animano.

Nel perseguire i percorsi di giustizia – come la lotta contro le disuguaglianze e per il cambiamento dei processi sociali ed economici che le generano – l’invito di Papa Francesco per questa Giornata è di partire dai poveri, dall’essere vicini a loro, dal trovare risposte nel loro ascolto e farsi guidare ed ispirare dal loro protagonismo. E di agire insieme in un comune cammino di liberazione.

Qui si comprende quanto sia distante il nostro modo di vivere da quello del mondo, che loda, insegue e imita coloro che hanno potere e ricchezza, mentre emargina i poveri e li considera uno scarto e una vergogna”.

Confrontarsi criticamente con i processi che producono povertà come inevitabile scarto, ripensare gli stili di vita, produzione e consumo che ne sono complementari e funzionali, rimettere al centro dell’agire economico le persone e ripartire dai poveri: tutto ciò rappresenta il segno di piccole profezie, soluzioni per un futuro più giusto e sostenibile racchiuse in tante esperienze all’apparenza marginali ma che acquisiscono forza nell’essere in rete, e il cui valore di esempio trascende i confini degli ambiti di provenienza.

Sono davvero tanti gli esempi e le azioni di giustizia che scaturiscono dall’attivismo sui territori e nelle comunità a tutte le latitudini. Una testimonianza di questa ricchezza e dell’importanza di costruirla insieme si è avuta durante i 3 giorni di ‘Prophetic Economy, un evento internazionale che dal 2 al 4 novembre a Castel Gandolfo, presso il Centro Mariapoli del Movimento dei Focolari, ha chiamato a raccolta le esperienze di chi, da tante realtà sparse nel mondo, ha compiuto scelte ed atti profetici nella capacità di dare risposte al grido dei poveri, generando soluzioni credibili come annuncio di un’economia al servizio dell’uomo

Un’economia profetica al servizio dell’uomo

L’evento ha permesso ai 500 partecipanti – adulti e giovani provenienti da 40 Paesi diversi – di condividere e mettere in rete proposte e buone pratiche, espressioni di un’economia orientata allo sviluppo umano integrale e alla sostenibilità. Questo raduno di change makers, di produttori di cambiamento che stanno già sviluppando esperienze concrete di nuova economia, ha rappresentato una piattaforma di scambio, confronto e ispirazione reciproca attraverso cui tracciare nuove vie di collaborazione nella comune sensibilità verso le grandi questioni sociali, economiche ed ambientali del nostro tempo.

Per far emergere e connettere le buone pratiche e le esperienze già esistenti in tutto il mondo che poi sono confluite nell’evento è stato indetto il concorso ‘Prophetic Economy Awards’, che ha raccolto 135 proposte da 35 Paesi, buone pratiche sviluppate e adottate da organizzazioni e comunità concretamente impegnate per il cambiamento economico, ecologico e sociale delle proprie realtà. Iniziative che si sono rivelate, seppur in contesti ed ambiti molto diversi fra loro, soluzioni in grado di generare speranze concrete, segni tangibili di innovazione sociale e conversione ecologica.  

E’ qui, nella concretezza dei percorsi possibili che ci indicano i precursori di nuove vie di giustizia e di uguaglianza, che risiede la profezia di una nuova economia fondata sulla centralità dell’essere umano e della sua relazione con Dio, con il prossimo e con il creato. Una profezia che svela un orizzonte raggiungibile, una strada ancora non visibile a molti ma che racchiude i semi del nostro futuro.

E ciò che ancora manca all’ordine economico attuale per affrancarsi dalle sue iniquità e rendere fecondi quei semi lo ha delineato con poche ma definitive parole Papa Francesco nella catechesi sul comandamento ‘Non rubare’ durante l’udienza generale dello scorso 7 novembre: “se sulla terra c’è la fame non è perché manca il cibo… ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria che assicuri un’adeguata produzione, e una impostazione solidale che assicuri un’equa distribuzione“.

Sono proprio le mancanze che hanno dimostrato di saper colmare queste buone pratiche di economia profetica: modalità di produzione sostenibili e non distruttive delle risorse del creato e del capitale sociale; scelte di consumo consapevoli e attente all’ambiente e ai diritti dei lavoratori; forme cooperative, inclusive e comunitarie di decisione e auto-organizzazione; meccanismi distributivi della ricchezza prodotta più equi e solidali.

Un esempio tra i tanti proposti è l’esperienza della Comunità di Pace di San José de Apartadó in Colombia, che è stata insignita del primo premio da parte della giuria (composta da Jeffrey Sachs, Vandana Shiva, Cristina Calvo e Stefano Zamagni). La Comunità fonda sulla nonviolenza la propria scelta di futuro, pur in un contesto di conflitto armato, minacce, violenze e pressioni di ogni sorta perché i suoi membri abbandonino la loro terra. E la rende possibile attraverso le modalità comunitarie con cui ha organizzato la propria dimensione sociale ed economica, nel rispetto dell’ambiente da cui trae il proprio sostentamento, adottando stili di vita sobri ma dignitosi per tutti i propri membri, rifiutando di coltivare le piante di coca sul proprio territorio e di prestarsi a qualsiasi coinvolgimento con i gruppi belligeranti. La produzione di cacao, fiore all’occhiello dell’economia di questa comunità e simbolo della sua resistenza, è completamente biologica e realizzata nel rispetto dei diritti di chi vi lavora; i relativi proventi sono destinati ai bisogni di tutti i membri della Comunità, e in particolare agli investimenti in formazione ed educazione.

La dimensione locale delle scelte profetiche di singole comunità può estendersi e produrre sorprendenti effetti moltiplicatori, se accompagnate dal sostegno di una rete più ampia che mobilita energie e consenso. Come è avvenuto per la Comunità di pace nell’opporsi alla violenza del conflitto, divenendo un modello per altre realtà di resistenza nonviolenta in zone di conflitto.

O ad esempio come è accaduto in Irlanda, dove una coalizione di soggetti della società civile, del mondo ecclesiale, della politica e dell’università ha creato una grande mobilitazione per la giustizia climatica e la sostenibilità ambientale. La campagna ha spinto il Parlamento ad approvare una norma in base alla quale il fondo sovrano irlandese dovrà disfarsi di tutti gli investimenti finanziari in compagnie e fondi legati ai settori industriali più inquinanti, cessando ogni rapporto con imprese impegnate in attività connesse all’esplorazione, estrazione o raffinamento di combustibili fossili (come carbone, petrolio e gas naturale). L’Irlanda diventerà così il primo Paese al mondo a disinvestire dai combustibili fossili. In una sessione dell’evento alcuni protagonisti di questa campagna (tra cui l’ong irlandese Trócaire, la rete internazionale CIDSE e il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima) hanno condiviso i passaggi che hanno condotto allo storico risultato. Sottolineando il valore profetico della scelta del disinvestimento dalle fonti fossili (già adottata da molte realtà ecclesiali ed enti anche in Italia[1]): il sostegno della buona finanza nella lotta al cambiamento climatico e la riconversione ecologica di un modello di sviluppo distruttivo dell’ambiente.

La rassegna di buone pratiche di economia profetica ha mostrato dunque che una nuova economia è non solo necessaria ma anche possibile, ed anzi è già esistente nell’esperienza di molte realtà. E ha riproposto l’urgenza di coniugare economia ed ecologia, nella prospettiva di custodia della casa comune indicata dalla Laudato sì. Con la consapevolezza che, parafrasando l’intervento conclusivo diJean Tonglet (ATD Quart Monde), è arrivato il tempo di ripensare l’economia non ‘per’ i poveri, non solo ‘insieme’ ai poveri, ma a partire da essi.

Siamo dunque tutti chiamati, ispirati anche da queste esperienze profetiche, ad essere protagonisti di un’economia nuova intessendo relazioni sociali ed economiche, scelte di produzione e consumo che superino la cultura del profitto ad ogni costo e mettano al centro la persona, la dignità umana, i diritti universali e la salvaguardia del creato.

In questo modo si potrà invertire la rotta dell’attuale, insostenibile modello di ordine economico e sociale e si potrà cominciare a chiudere la forbice delle disuguaglianze e delle disparità produttrici di quel grido che siamo chiamati ad ascoltare.

[1] Per un approfondimento sull’impegno del mondo cattolico per il disinvestimento dalle fonti fossili: www.focsiv.it/campagne-in-corso/divestitaly