In questi giorni mi è capitata tra le mani la Dichiarazione universale dei Diritti umani, testo tragico e bellissimo firmato dalla comunità internazionale nel 1948. Bellissimo perché popoli, culture e nazioni diverse di fronte alle atrocità della seconda guerra mondiale ebbero il coraggio di dare forma ad un “mai più”. Tragico perché dopo oltre 70 anni, mi rendo conto che in molte aree del mondo quei principi sono rimasti completamente sulla carta.


Ripercorro quei trenta articoli. Leggo parole pesanti come pietre sulla libertà, sull’uguaglianza di ogni uomo e donna, sul diritto alla vita, alla sicurezza, alla mobilità. Rimango incantato dalla passione con cui furono difesi i principi della libertà di pensiero e di religione, il diritto all’istruzione, al lavoro, alle cure. Anche alla Bellezza: la possibilità di godere dell’arte, della cultura. Nella Dichiarazione universale i diritti umani non sono principi astratti, ma la risposta concreta per provare a difendere la dignità e il benessere di tutti. Mi ci riconosco, mi ci rispecchio: questa è davvero civiltà.
Poi penso alle incongruenze di questi decenni e di un presente che sembra sfuggire al nostro controllo. Penso alle decine e decine di guerre dell’ultimo secolo, ai milioni di vittime innocenti, ai trilioni di dollari investiti in armamenti. Follia!
Guardo le immagini che arrivano dalle zone calde del Pianeta: popoli, culture, aree diverse, eppure lo stesso dolore, lo stesso sangue, la stessa sopraffazione di sempre.

Ma il domani è nelle nostre mani.

Continuo a credere fermamente alla pace, quella pace che è alla portata di ognuno di noi. Una pace fatta di ascolto, di dialogo, di tolleranza, di comprensione di chi la pensa diversamente da me. Una pace fatta di misericordia, di perdono verso chi può aver sbagliato, di fraternità. Una pace fatta di preghiera insieme, e soprattutto insieme a Gesù, perché la forza di resistere viene da lì. Una pace costruita insieme perché solo insieme possiamo avere il cuore pieno di speranza, per tenerlo al sicuro tra le braccia di Dio e non indietreggiare di un passo.

Ognuno ripeta nel proprio cuore “Credo nella pace sempre”, un impegno che deve diventare subito: “Crediamo insieme nella pace, sempre”.

Credo nella pace sempre,

anche quando le armi sembrano

essere l’unica soluzione.

Credo nella pace sempre,

unica condizione in cui l’uomo può vivere

e continuare a sperare nel futuro.

Credo nella pace sempre,

perché la guerra ha causato milioni di morti,

distruzione e tragedie disumane.

Credo nella pace sempre,

perché la guerra di oggi,

la violenza di oggi,

vogliono diventare il nostro domani.

Ma un domani potrebbe non esserci.

Credo nella pace sempre,

una pace che parta dai sì e dai no che siamo capaci di dire,

dalla nostra responsabilità,

dalle nostre scelte.

Credo nella pace sempre,

una pace che nasca dalla bontà

affinchè pace e giustizia vivano insieme

cementate dal perdono.

Credo a una pace in cui

l’impegno concreto di tanti aiuti tutti a capire

che il vero nemico è l’odio

e che il nostro futuro si difende con la pace.

Credo nella pace sempre,

ma non basta più parlare di pace,

è necessario scegliere,

usare la nostra creatività e umanità,

affinché il fratello e la sorella che incontriamo

trovino in noi una terra amica.

Credo nella pace sempre,

perché la pace ha me, ha te.

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