Tra lotta e riconciliazione. Il cammino della Quaresima

Di don Marco Ghiazza, Azione Cattolica

[Foto di copertina: disegno dal titolo “Spezzare il pane” realizzato dalla Parrocchia di Santa Croce nel Comune di Raviscanina, provincia di Caserta, e premiato all’esito del concorso della nostra Campagna]

Lotta e riconciliazione ci appaiono, nel nostro modo comune di parlare, due termini opposti: dov’è l’una, sembra non poterci essere spazio per l’altra; nella migliore delle ipotesi, speriamo che la riconciliazione prenda il posto della lotta, ovvero che i conflitti possano essere superati. Il tempo di Quaresima nel quale entreremo in questi giorni ci propone di accogliere entrambe queste possibilità. Di più: ci domanda di considerarle simultaneamente.

In che senso la lotta e la riconciliazione possono convivere?

Perché – in queste settimane così speciali che ogni anno ci vengono offerte – hanno destinatari differenti. Vi è una lotta che siamo chiamati a vivere nei confronti di noi stessi. Vi è una riconciliazione che siamo chiamati a sperimentare, invece, con Dio e con gli altri; su questo aspetto è possibile fermarsi sulle parole che il Santo Padre ha dedicato nel suo annuale Messaggio per questo tempo.

La lotta verso noi stessi non vuole essere una “prova di forza”, quanto una ricerca di armonia: ciò che attorno a noi si manifesta nella forma di quelle disuguaglianze che siamo impegnati a denunciare e a superare nasce già dentro di noi: avidità, possesso, dominio sono idoli che non smettono di condizionare i nostri pensieri e, talvolta, le nostre scelte e le nostre relazioni. Nei confronti degli idoli la risposta è, appunto, la lotta. Con le “armi” che la tradizione cristiana ci riconsegna ogni anno: il digiuno (la libertà dal possesso), l’elemosina (Vincenzo De Paoli direbbe che “i poveri sono i nostri padroni”… non il contrario), la preghiera.

Proprio l’esperienza della preghiera ci apre alla riconciliazione, la quale è anzitutto un dono e, grazie a questo, può divenire un compito. “Lasciatevi riconciliare con Dio” è l’invito di Paolo alla comunità di Corinto. Se desideriamo essere, in tanti modi, operatori di riconciliazione attraverso il superamento dell’ingiustizia, non possiamo scordare di essere i primi destinatari di questa opportunità.

Anche noi abbiamo bisogno di “lasciarci riconciliare”: con la nostra vita, così diversa a volte dalle nostre attese; con la storia che abitiamo, nei confronti della quale usiamo spesso solo il registro della lamentela e mai quello della gratitudine e della speranza; con Dio che, nel Mistero pasquale, ci dice fino a che punto ha osato spingersi per manifestare il suo Amore, così che nessuno dovesse più sentirsi lontano da Lui.

In questo senso, la riconciliazione ci appare nuovamente come superamento della lotta: non abbiamo bisogno di “dimostrare”, di “meritare” l’Amore del Signore: questo renderebbe la lotta spirituale una “prestazione” capace più di opprimerci che di affascinarci, mentre essa è una via di liberazione, come abbiamo provato ad accennare.

L’Amore di Dio – che si spinge al perdono – ci è semplicemente donato. È questo Amore che noi celebriamo a Pasqua: un Amore vittorioso su ogni male. Per questo capace di sostenere anche il nostro impegno: a Pasqua noi riaffermiamo la possibilità di superare ogni forma di disumanizzazione, l’impegno a far rifiorire la vita là dove essa è offesa e minacciata dall’egoismo umano.

Questo Amore ci raggiunge con la sua Luce fin da questi primi passi. Lasciamoci rischiarare. Permettiamo a questa Luce di entrare nelle pieghe della nostra vita: dove c’è luce, c’è verità e dove troviamo il coraggio di essere veri con noi stessi, troveremo la gioia di essere liberi: ecco il frutto della “lotta”. Permettiamo a questa Luce di accompagnarci nelle pieghe della storia: la perenne novità della Pasqua sia la ragione e la prospettiva del nostro impegno.