Intervista a Paolo Beccegato, Vicedirettore di Caritas italiana, di Radio Vaticana (durante la puntata di «A Conti Fatti» del 26 giugno 2018).

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Di seguito la trascrizione dell’intervista a cura di www.economiacristiana.it:

“Chiudiamo la forbice”. Innanzitutto quanto è grande questa forbice?
È una forbice che continua a crescere e questo riguarda discorsi di carattere socio-economico perché le diseguaglianze sia dentro i paesi che tra paesi aumentano sempre di più con una distanza tra ricchi e poveri che diventa motivo di scandalo; riguarda il tema sanitario con la copertura sanitaria che è un miraggio per molti in molti paesi non è un solo un discorso di reddito, ma di aspettativa di vita alla nascita; riguarda il tema ambientale perché ricordiamo che la ricaduta dei cambiamenti climatici sui paesi più poveri è decisamente più grave rispetto ai paesi più ricchi che hanno dei sistemi di resilienza più forti; riguarda tutti i temi, da quello dell’istruzione di base, a quelli culturali, denunciamo un mondo che sostanzialmente è sempre più diseguale.

 

Parte tutto da qui. Come dice Papa Francesco nella Evangeli Gaudium “l’iniquità è la radice dei mali sociali”
La campagna vuole individuare insieme a Papa Francesco questi collegamenti. Siamo sull’onda della Laudato Si’, l’enciclica delle interdipendenze, l’enciclica della mondialità, l’enciclica dove il tema sociale e il tema economico sono individuati come estremamente collegati fra loro. Anche gli studi scientifici ci dicono che le disuguaglianze sono uno dei motivi alla base dell’insorgere di conflitti che poi si trasformano spesso in guerre.

 

Purtroppo il tema della disuguaglianza è trasversale a moltissimi campi dell’agire umano. Quali sono in particolare i temi su cui vuole concentrarsi la campagna?
Innanzitutto la campagna non vuole avere solo un approccio di analisi o di denuncia, ma un approccio positivo, di proposta a partire dalle buone prassi, dalle esperienze concrete sui territori. Ecco perché al titolo “Chiudiamo la forbice” abbiniamo il sottotitolo “dalle diseguaglianze al bene comune perché siamo una sola famiglia umana”: guardare a tutta l’umanità a tutti gli uomini e a tutto l’Uomo, nessuno escluso, vuole essere in qualche modo il tratto caratterizzante di questa campagna che nella sua costruzione ha avuto un percorso molto ampio di partecipazione dei territori, delle diocesi, delle realtà locali.
Tutte le proposte che verranno fatte in qualche modo si trasformeranno in altrettante esperienze che verranno messe su tre settori (accesso al cibo, pace, mobilità umana ndr) per cogliere le valenze più propositive per tutti.

Quali sono gli strumenti della campagna?
C’è un documento base con delle riflessioni frutto di due seminari fatti lo scorso dicembre e quello precedente perché alle spalle della campagna ci sono almeno due anni di preparazione.
Ci sono dei concorsi per foto, video e disegni che coinvolgono anche i bambini per significare che nessuno è escluso da una riflessione su questi temi, c’è il sito e tante altre piccole cose che in qualche modo non vogliono essere una risposta già pronta, quanto degli ambiti di lavoro per i territori.
Questi strumenti sono la cornice di un quadro che verrà scritto dalla partecipazione più ampia possibile di gruppi, scuole, parrocchie, associazioni, movimenti che abbiamo cercato di coinvolto.
Uno dei temi oggetto della campagna, quello della mobilità umana o delle migrazioni, è particolarmente di attualità. Come valuta gli eventi di queste ultime settimane?
La mobilità umana rischia di essere un po’ la punta dell’iceberg in termini di aggregazione sociale, di polarizzazione delle posizioni, di mancanza di capacità di un dialogo costruttivo su temi complessi.
Penso che tutti noi vogliamo un mondo, un Europa, un’Italia più coesa.
“We have a dream”, abbiamo un sogno di comunità più giovani, più solidali, più coese, più partecipative, più belle e constatiamo come questo spesso non accada. Noi riteniamo che la presenza dei migranti possa essere un valore aggiunto ben collocato in un’accoglienza diffusa e in percorsi di inserimento. Abbiamo appena incontrato dei coltivatori che ci dicono quanto il contributo dei migranti possa essere veramente fondamentale per riabilitare certe aree che ormai rischiano di essere sempre più spopolate.
Se ragionassimo su queste cose in termini tranquilli, costruttivi, propositivi non vedremmo più problemi, bensì risorse e opportunità.