La vita nell’Alto Solimões

di Paolo Annechini, Missio Italia

Il vescovo Pereira ha incontrato alcuni Centri Missionari in Italia sulle tematiche dell’Amazzonia.

E’ stato in Italia lo scorso mese di aprile dom Adolfo Zon Pereira, vescovo della diocesi dell’Alto di Solimões, sperduta diocesi nell’immensa foresta amazzonica brasiliana, al confine con Perù e Bolivia. Saveriano spagnolo, classe 1956, dom Zon Pereira è da una vita missionario in Brasile e vescovo titolare della diocesi dal 2015. Impegnato da sempre sulle tematiche della foresta, è stato invitato da alcuni Centri di Animazione Missionaria (CMD di Reggio e Verona, saveriani di Brescia, PIME di Milano) a parlare sulle tematiche del prossimo Sinodo al quale parteciperà quale vescovo di una diocesi amazzonica.

D. Dom Zon: ci descriva la sua diocesi.
Immaginate un grande fiume (il Solimões) che quasi non si vede l’altra parte della riva, e su questo fiume si innestano altri fiumi altrettanto grandi. Immaginate tutto questo inserito nella più grande foresta del mondo, l’Amazzonia. Quindi una estensione di acqua, un reticolo di fiumi enorme lungo i quali c’è la vita delle comunità riberihne (attorno ai fiumi, nrd). E dentro, nella foresta, le comunità indigene. Le comunità riberinhe sono formate da immigrati, da gente di altre parti del Brasile, del Perù e della Bolivia arrivata negli anni scorsi e continua ad arrivare in cerca dell’”oro verde”, ovvero delle potenzialità economiche della foresta. Le comunità indigene, quelle dell’interno, sono isolate, vivono una vita di sussistenza, di caccia e pesca, hanno pochi contatti con il resto del mondo. Anche con le stesse comunità riberinhe, le più vicine a loro. Su tutto ci sono due difficoltà: la prima, le distanze. La mia diocesi ha una estensione di 131.600 kmq, come il nord Italia, con una popolazione di soli 216.000 abitanti. Il 38% della popolazione è indigena. Seconda difficoltà, le vie di comunicazione: risalire o scendere i fiumi amazzonici, su distanze notevoli, non è certo agevole sia per il mezzo, le piccole barche a motore che utilizziamo, sia per i rischi: andare sui fiumi vuol dire portarti tutto e prevedere ogni possibile problema che ti possa capitare. Nel nostro fare pastorale dobbiamo mettere in conto quattro- cinque giorni di barca per arrivare alle comunità. E non sono certo le più lontane. In queste condizioni facciamo evangelizzazione.
D. Che tipo di evangelizzazione fate?
Da quando sono stato nominato vescovo dell’Alto di Solimões, nel 2015, rifletto molto sul significato della realtà della prima evangelizzazione. Solo adesso capisco i contenuti dei libri che leggevo quando studiavo teologia. La prima evangelizzazione ha un punto di partenza fondamentale: essere presenti. E’ impossibile seminare il Vangelo senza questo primo dato di fatto: essere presenti, toccare la realtà. Solo toccando la realtà possiamo ascoltare Dio che ci parla. Il problema è trovare gente disposta a spendersi per il Signore qui tra questa gente.
D. La sua diocesi ha bisogno di personale?
La diocesi è composta da 8 parrocchie, 250 comunità, 15 sacerdoti (9 secolari e 6 religiosi), 27 suore e circa 500 laici animatori di comunità. Nella città ci sono 12 comunità urbane. Adesso con l’arrivo dei fidei donum di Reggio Emilia e delle missionarie del PIME, la situazione migliorerà ancora. La nostra chiesa è basata sui laici, e dobbiamo puntare sulla loro formazione.
D. 500 laici animatori di comunità: come li organizzate?
Ci sono i catechisti e i leader delle comunità, e per tutti c’è una formazione a loro dedicata. La nostra è una chiesa ministeriale e i laici hanno un ruolo decisivo: conducono la catechesi, portano avanti la preparazione ai sacramenti, animano la liturgia della Parola. E poi sono vicini alla gente anche nelle necessità concrete: ad esempio, si tassano per far fronte alle vicissitudini che possono capitare ai membri della comunità. Senza laici non ci sarebbe chiesa in Amazzonia.


D. Ad ottobre ci sarà il Sinodo dell’Amazzonia e alcune tematiche ecclesiali sono sullo sfondo. Tra queste, come garantire l’eucaristia alle comunità lontane, poco servite dai sacerdoti.
Si, questa è una delle problematiche che affronteremo. Indubbiamente se il Concilio Vaticano II afferma che l’eucaristia è centro e culmine di una comunità, come concretizzare questo in comunità che vedono il prete una volta all’anno, a volte ogni due-tre anni? Ci sono delle riflessioni in corso che vanno ponderate alla luce soprattutto dei vissuti dei popoli dell’Amazzonia. Torno a dire che noi dobbiamo essere vicini alla gente, essere presenti nelle situazioni e accompagnare la vita delle persone. Altrimenti le persone trovano altre strade, altre soluzioni per vivere il senso religioso che anche in Amazzonia è centrale per la vita delle persone.
D. Il ruolo della donna?
La donna è l’anima delle comunità anche in Amazzonia. E’ la donna che si prende cura, che ha occhi per vedere l’evolvere delle situazioni, che sollecita, che propone. Alla donna va riservato un posto speciale, e soprattutto riconosciuto questo suo ruolo. Anche questi sono temi che affronteremo nel prossimo sinodo per l’Amazzonia.

Schede didattiche e video in vista del Sinodo
La fondazione Missio ha pubblicato sul suo sito www.missioitalia.it quattro schede didattiche e sei video per animare sulle tematiche dell’Amazzonia le comunità, i gruppi, le scuole in Italia. Le schede si trovano sulla home di www.missioitalia.it oppure direttamente al link:
https://cloud.3dissue.com/77366/77720/110027/Sussidi-Amazzonia/index.html?r=22#