Chiudiamo la forbice…anzitutto per i bambini!

di Gianluca Budano, Presidenza Nazionale ACLI

E’ nato alcuni giorni fa un nuovo network aperto a tutto il mondo associativo e professionale che metta al centro l’inclusione e il benessere dei minori che vivono in Italia in condizione di povertà.

La Fondazione «L’Albero della Vita», il Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali e le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, riuniti presso la sede del Cnoas, hanno proseguito un lavoro iniziato da qualche mese per far sì che i bambini possano tornare protagonisti della scena pubblica, diventino centrali nella definizione delle politiche pubbliche, nella progettazione dei sistemi locali e dei programmi che coinvolgono le famiglie.

In Italia i bambini in condizione di povertà assoluta sono un milione 208mila, il 12,1% dei minorenni. Un bambino che vive in questa condizione sarà un cittadino tendenzialmente più esposto ai processi di esclusione: per questo è indispensabile definire con grande attenzione i bisogni centrali del bambino e soprattutto i giusti approcci della relazione di aiuto che possano realmente portare un cambiamento nella vita dei bambini e delle loro famiglie.

Con l’avvio del Reddito di Inclusione, si erano fatti passi utili in questa direzione. Ora il Rei sta per essere sostituito dal Reddito di Cittadinanza, un nuovo strumento che dispone di un finanziamento molto importante, anche se la misura va migliorata nell’ottica di una presa in carico più efficace per garantire ai cittadini l’uscita definitiva dalla trappola della povertà. È indispensabile, dunque, che non vada persa la centralità degli interventi sui minorenni e sulle famiglie, con particolare riferimento al benessere dei bambini nella sfera dell’istruzione, della salute e della socialità. In questo contesto diventa fondamentale che la discussione parlamentare per la conversione in legge del decreto sul Reddito di Cittadinanza sappia ascoltare le istanze di chi opera nel campo da decenni e conosce le infinite problematiche che caratterizzano i nuclei familiari in condizione di povertà, in special modo quando sono presenti figli di età minore.

La nuova rete vuole raccogliere il sapere e l’esperienza di tutti coloro che lavorano nel campo del contrasto alla povertà minorile, per sviluppare sul piano nazionale una piattaforma strategica basata su un approccio completo ed integrato, mettendosi a disposizione fin da subito per sostenere tutte le istituzioni che vogliano intervenire per impedire che gli scenari futuri del nostro Paese siano condizionati da mancanze ed errori di visione.

I primi passi nel neonato network sono già molto chiari e definiti: raccogliere le adesioni del mondo associativo e professionale già impegnato in questa direzione con l’obiettivo di arrivare alla sua formalizzazione entro il mese di marzo. Un modo netto per dire al Paese che la prima disuguaglianza da colmare è quella della povertà minorile ed educativa, non fosse altro che per la pesante ipoteca che mette sul futuro della società.